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di F.B.
Gli anziani rappresentano uno dei bersagli preferiti dei cybercriminali contemporanei. Purtroppo, i truffatori del web hanno capito che le persone più avanti con l’età spesso non possiedono tutti gli strumenti tecnologici e critici per difendersi e così sfruttano senza scrupoli questa vulnerabilità.
Le truffe digitali contro gli over 65 si sono evolute negli ultimi anni, abbinando vecchi raggiri e nuove tecnologie. Oggi assistiamo a un mix pericoloso di ingegneria sociale e innovazione criminale: da un lato il truffatore fa leva sui sentimenti della vittima, dall’altro utilizza strumenti come telefonate spoofing (in cui il numero chiamante sembra quello di una persona fidata o di un ente ufficiale), clona profili WhatsApp di familiari, invia link malevoli via email o chat.
Un copione tipico segnalato dalla Polizia Postale di Milano vede il truffatore contattare la vittima su WhatsApp fingendosi il figlio o il nipote. La foto del profilo è autentica (rubata dai social del vero familiare), il tono dei messaggi è affettuoso e credibile. Dopo i convenevoli iniziali, scatta l’emergenza improvvisa: “Mamma, ho un problema grave, ho bisogno di soldi subito”. Può essere una finta spesa medica urgente, una cauzione per evitare un arresto oppure un debito inaspettato. La richiesta viene fatta apparire disperata e a brevissimo termine, così da indurre nell’anziano uno stato d’ansia e fargli abbassare le difese critiche. Preso dal panico di non aiutare il proprio caro in difficoltà, l’anziano spesso esegue immediatamente un bonifico o un pagamento elettronico verso l’account indicato dal truffatore – il quale, ovviamente, sparirà dopo aver incassato.
Questo schema di truffa sfrutta un dato di fatto: con l’avanzare dell’età, la capacità del cervello di riconoscere incongruenze e segnali sospetti nei contesti sociali digitali tende a diminuire. Uno studio recente di Hasher & Zacks (2023) evidenzia proprio che gli anziani faticano maggiormente a individuare segnali di fake o di inganno online, specialmente quando la truffa fa leva sulle emozioni (come la paura per la sorte di un nipote). In pratica, di fronte a un messaggio allarmante, l’anziano è portato a reagire seguendo l’istinto di protezione e l’urgenza percepita, mentre la parte razionale – che magari noterebbe dettagli strani, come errori grammaticali nel messaggio o richieste di denaro insolite – passa in secondo piano.
Allora, come possiamo proteggere i nostri anziani da queste nuove frontiere dell’inganno digitale? La risposta deve articolarsi su più livelli:
- A livello individuale (auto-difesa digitale): è fondamentale organizzare corsi e iniziative di cyber-igiene pensate appositamente per gli over 65. Ad esempio, incontri nei centri anziani o nelle biblioteche in cui si insegna, in modo pratico e senza tecnicismi, a usare con sicurezza WhatsApp, le email e l’home banking. Durante queste sessioni, gli anziani possono imparare a riconoscere i tentativi di truffa più comuni: come verificare se un messaggio proviene davvero dal parente che dice di essere (basta fare una chiamata di controllo al numero vero del nipote, ad esempio), non cliccare su link sospetti nelle email, diffidare di chi chiede pagamenti urgenti via internet. Inoltre, può essere utile mostrare concretamente come settare alcune protezioni sugli smartphone: ad esempio limitare la visibilità del proprio profilo WhatsApp solo ai contatti noti, o installare app antifrode fornite magari dalla banca stessa. L’alfabetizzazione digitale nella terza età non deve essere vista come un lusso, ma come una necessità: internet è un luogo pubblico, e va insegnato anche agli anziani come muoversi in sicurezza, esattamente come si fa per attraversare la strada sulle strisce pedonali.
- A livello famigliare e comunitario: figli, nipoti, amici e vicini di casa hanno un ruolo chiave. Spesso gli anziani faticano ad ammettere di non saper usare qualcosa, per timore di sentirsi giudicati o di pesare sui familiari. Dovremmo invece incoraggiarli a parlarci delle loro attività online, mostrando interesse e disponibilità. Creare una rete di supporto significa, ad esempio, che il nonno sappia di poter chiamare il figlio prima di fare un bonifico, anche se “il finto nipote” gli ha intimato di non dirlo a nessuno. Oppure che in condominio ci sia un giovane disposto a dare un’occhiata al tablet dell’anziana vicina se nota qualcosa di strano. Anche le associazioni sul territorio (parrocchie, circoli ricreativi) possono organizzare giornate informative sulle truffe digitali, magari invitando la Polizia Postale a parlare direttamente con i cittadini senior per metterli in guardia sulle frodi più diffuse del momento.
- A livello bancario e istituzionale: le banche svolgono un ruolo cruciale, poiché molti raggiri puntano a far spostare denaro ai danni degli anziani. In alcuni Paesi avanzati, come i Paesi Bassi, si sta affermando il principio del “Refund by Default” (“rimborso automatico”). Questo modello prevede che, in caso di truffa online, la banca rimborsi il cliente anziano vittima a meno che non possa dimostrare di aver implementato adeguate misure di sicurezza per prevenire quella truffa. In sostanza, l’onere di garantire la sicurezza non ricade solo sull’anziano (che potrebbe non avere le competenze per difendersi da solo), ma anche sull’istituto finanziario, che è incentivato così a potenziare i controlli anti-frode, i sistemi di allerta e la formazione della clientela senior. Adottare un simile approccio di tutela forte anche in Italia sarebbe auspicabile: vorrebbe dire vedere le banche non come enti distanti, ma come alleati attivi nella protezione dei cittadini più vulnerabili, pronti a condividere la responsabilità di eventuali falle nella sicurezza.
Infine, va considerato un aspetto spesso trascurato: la sicurezza digitale degli anziani è una questione di inclusione sociale. Non possiamo permettere che una fetta sempre più ampia della popolazione viva internet con paura o rinunci del tutto a usarlo perché percepito come un ambiente ostile. Questo significherebbe isolare ulteriormente gli anziani, privandoli di opportunità preziose (dalla possibilità di videochiamare un nipote lontano, all’accesso a servizi online comodi come la prenotazione di visite mediche). Difendere gli over 65 dalle truffe digitali significa proteggere la loro dignità e il loro diritto di cittadinanza digitale: il diritto, cioè, di usufruire delle tecnologie senza essere facili prede di malintenzionati.
In conclusione, le truffe online verso gli anziani possono essere contrastate con successo solo se tutta la comunità collabora. Informare, prevenire e supportare devono essere le parole chiave. Armati di conoscenza e circondati da persone di fiducia, anche i nostri nonni potranno navigare online senza paura, godendo dei lati positivi della rete ed evitandone le insidie. La lotta all’inganno digitale, in fondo, è una battaglia di civiltà: proteggere chi ha costruito la società in cui viviamo oggi è il minimo che possiamo fare, anche – e soprattutto – nel mondo virtuale.
Fonti e riferimenti: Segnalazioni e bollettini della Polizia Postale sulle truffe WhatsApp agli anziani (2024-2025); Studio di Hasher & Zacks (2023) sul declino cognitivo e vulnerabilità alle truffe; Linee guida ABI su sicurezza per i clienti senior (2025); Modello “Refund by Default” implementato dalle banche olandesi (2025); Interviste a esperti di cybersecurity e gerontologia (progetti di inclusione digitale per anziani, 2024).