di Redazione
Gli stalkerware sono applicazioni progettate per spiare un dispositivo all’insaputa dell’utente, e la loro diffusione ha conosciuto un’impennata a partire dal periodo della pandemia. Inizialmente poco più che strumenti rudimentali, nel 2025 questi software spia hanno raggiunto livelli allarmanti di sofisticazione. Recenti rapporti tecnici del Citizen Lab e dell’Electronic Frontier Foundation confermano che gli stalkerware odierni possono camuffarsi da applicazioni legittime, eludendo persino le difese integrate dei principali sistemi operativi. Non si tratta più di semplici app sospette facili da individuare: parliamo di programmi nascosti e difficili da rilevare, progettati per infiltrarsi nei nostri telefoni e computer senza lasciare tracce visibili.
Queste applicazioni permettono a un malintenzionato di monitorare praticamente ogni aspetto della vita digitale della vittima. Possono tracciare la posizione GPS in tempo reale, intercettare messaggi e chiamate, registrare audio ambientali e perfino estrarre foto, video e contatti dal dispositivo. La caratteristica più insidiosa degli stalkerware è proprio la loro invisibilità: molte vittime non si rendono conto di essere sorvegliate finché i segnali d’allarme non diventano evidenti (e spesso, purtroppo, quando i danni psicologici sono già gravi). Quello che all’inizio può sembrare un partner “solo un po’ troppo geloso” può nascondere in realtà un progetto sistematico di controllo digitale.
Segnali d’allarme sul dispositivo
Come possiamo accorgerci di avere uno stalkerware installato a nostra insaputa? Spesso il primo campanello d’allarme è più una sensazione che una prova concreta: il sentirsi “osservate” anche quando si è sole con il proprio telefono. A livello tecnico, tuttavia, esistono alcuni segnali d’allarme da non sottovalutare. Un consumo anomalo e improvviso della batteria può indicare che sullo sfondo sta girando qualche app spia che utilizza molte risorse. Allo stesso modo, un dispositivo insolitamente rovente o applicazioni sconosciute che richiedono permessi invasivi (accesso a fotocamera, microfono, posizione, ecc.) possono suggerire la presenza di software maligni. Anche leggere notifiche di sistema che avvisano di accessi non autorizzati, o notare che alcune impostazioni (come la geolocalizzazione) vengono attivate senza il nostro consenso, sono indizi che meritano attenzione immediata.
Inoltre, se il partner o ex-partner sembra sapere sempre dove ci troviamo, con chi comunichiamo e cosa diciamo nelle conversazioni private, è fondamentale non liquidare questi segnali pensando a “coincidenze” o a eccessiva premura. Non è gelosia, è sorveglianza. Di fronte al dubbio di essere controllate, è importante investigare a fondo sul proprio dispositivo o rivolgersi a esperti in sicurezza digitale.
Strategie di difesa digitale
Difendersi dallo stalkerware richiede un mix di consapevolezza tecnologica e fermezza nelle azioni. Il primo passo è un cambiamento culturale: dobbiamo iniziare a considerare i nostri dispositivi digitali come estensioni della nostra persona. Così come difendiamo la nostra privacy nella vita quotidiana (ad esempio chiudendo la porta di casa a chiave), dobbiamo proteggere con cura smartphone e computer, perché al loro interno risiede tutta la nostra vita privata.
Sul piano pratico, esistono strumenti e buone prassi alla portata di tutte. Applicazioni come iVerify (per iPhone) o il Mobile Verification Toolkit (per Android) permettono di effettuare controlli approfonditi sul telefono alla ricerca di software spia, senza bisogno di essere esperte informatiche. È buona norma controllare periodicamente l’elenco delle app installate, revocare i permessi eccessivi a applicazioni che non dovrebbero averne, mantenere aggiornato il sistema operativo e usare un antivirus affidabile. Anche attivare l’autenticazione a due fattori su tutti i propri account digitali è una forma di difesa importante: impedisce a terzi di accedere ai nostri servizi (email, social, chat) anche se dovessero scoprire le password.
Nel dubbio di essere vittima di controllo, può essere utile fare un backup completo del telefono e poi resettarlo alle impostazioni di fabbrica, reinstallando solo le app essenziali da fonti ufficiali. Tuttavia, bisogna tenere presente che gli stalkerware più avanzati possono infiltrarsi anche in account di cloud o altri dispositivi sincronizzati, quindi la bonifica deve essere completa. In casi estremi, è consigliabile rivolgersi a un esperto di sicurezza informatica o direttamente alla Polizia Postale, che dispone di unità specializzate in crimini informatici e può effettuare verifiche forensi.
Aspetti legali e tutela della privacy
Oltre ai consigli tecnici, è importante sapere che lo stalkerware è illegale. In Italia, l’utilizzo di queste applicazioni configura diversi reati: l’installazione di software spia sul dispositivo di qualcuno senza consenso viola l’articolo 615-bis del Codice Penale (interferenze illecite nella vita privata) e l’articolo 615-ter (accesso abusivo a sistema informatico). Se poi il controllo digitale è parte di una condotta persecutoria più ampia, può integrare il reato di stalking (art. 612-bis c.p.). Questo significa che chi ci controlla attraverso il telefono sta commettendo atti perseguibili penalmente.
Tuttavia, far valere i propri diritti e portare queste violazioni di fronte alla giustizia non è sempre semplice. La raccolta delle prove informatiche deve avvenire nel rispetto di procedure rigorose, per garantire che abbiano validità in tribunale. È fondamentale rivolgersi tempestivamente a un consulente forense qualificato o alle autorità competenti: un esperto in digital forensics potrà analizzare lo smartphone, trovare tracce dello stalkerware e conservarle seguendo la catena di custodia prevista dalla legge. Questo passaggio è delicato ma cruciale per far sì che le evidenze di abuso tecnologico non vengano contestate o escluse durante un eventuale processo.
Parallelamente, esistono anche strumenti legali a tutela delle vittime. Ad esempio, è possibile chiedere al giudice misure cautelari, come ordini di allontanamento o il sequestro dei dispositivi dell’aggressore, qualora emergano elementi concreti di sorveglianza digitale non consensuale. In ogni caso, conoscere i propri diritti (in particolare il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali) è il primo passo per potersi difendere: la legge, pur con qualche ritardo, sta iniziando a riconoscere la gravità della violenza digitale e offre mezzi per contrastarla.
Impatto psicologico e empowerment digitale
La violenza tecnologica ha ripercussioni che vanno ben oltre l’aspetto informatico: entra nella sfera emotiva e psicologica della vittima. Essere oggetto di monitoraggio costante provoca infatti uno stress paragonabile a quello delle forme di violenza più tradizionali. Studi di psicologia relazionale (come quello di Southworth e colleghi del 2007) hanno dimostrato che la sorveglianza continua e l’assenza di privacy possono alterare le normali risposte allo stress, aumentando il rischio di disturbi d’ansia, depressione e problemi cognitivi. In altre parole, proteggere la propria sicurezza digitale significa proteggere la propria salute mentale: sentirsi costantemente osservate e controllate mina l’autostima, genera paura e può portare all’isolamento sociale.
Per questo motivo, l’empowerment digitale delle donne deve diventare una priorità. È urgente inserire nei programmi di formazione (dalle scuole fino ai corsi per adulti) moduli specifici su come riconoscere ed evitare lo stalkerware e, in generale, le violenze mediate dalla tecnologia. Le giovani generazioni – ma anche le donne adulte, spesso bersaglio di partner manipolatori – vanno educate a considerare i propri dati e dispositivi come parte integrante della loro vita da difendere. Parallelamente, servono campagne di sensibilizzazione che facciano capire a tuttə che la violenza digitale è reale violenza: solo perché avviene tramite uno schermo non è meno grave o distruttiva.
In conclusione, riconoscere le nuove minacce invisibili sui nostri dispositivi è il primo passo per riprendere il controllo. Non sei paranoica se ti proteggi: sei consapevole. Ogni donna ha il diritto di vivere la propria vita digitale senza paura di essere sorvegliata. Grazie alla tecnologia stessa (quando usata per difesa), al supporto legale e alla rete di solidarietà che possiamo creare condividendo queste conoscenze, è possibile contrastare e sconfiggere lo stalkerware. La libertà personale passa anche per lo smartphone: riprendiamoci entrambi.
Fonti e riferimenti: Rapporti tecnici di Citizen Lab ed Electronic Frontier Foundation sullo stalkerware (2025); Codice Penale Italiano, artt. 615-bis, 615-ter, 612-bis; Southworth et al. (2007), Surveillance and Stalking in the Digital Age, Journal of Emotional Abuse.