Il braccialetto elettronico, per anni utilizzato per misure cautelari quali gli arresti domiciliari, da qualche tempo ha assunto un’importante funzione per il tracciamento di prossimità, diventando l’ormai sempre più noto braccialetto antistalking.
Nei casi di stalking e violenza di genere, il braccialetto elettronico si rivela uno strumento fondamentale non solo per monitorare l’aggressore, ma anche per proteggere attivamente la vittima. A differenza delle misure tradizionali, il sistema di tracciamento di prossimità prevede l’impiego di due dispositivi: uno applicato all’indagato (o condannato) e uno fornito alla persona da tutelare.
Grazie al confronto in tempo reale dei dati GPS provenienti da entrambi gli apparecchi, il sistema è in grado di calcolare costantemente la distanza tra i due soggetti. Quando questa distanza scende al di sotto della soglia stabilita dal giudice – tipicamente 500 metri, ma anche diversa in base al caso – si attiva automaticamente un allarme. L’allerta viene trasmessa al centro di monitoraggio, che può così avviare le misure di intervento previste, coinvolgendo le forze dell’ordine e garantendo una risposta tempestiva.
Questa tecnologia non si limita a “sorvegliare”, ma consente di prevenire concretamente situazioni di pericolo, intervenendo prima che il contatto fisico possa avvenire.
Il braccialetto elettronico è parte di un sistema complesso di monitoraggio e tracciamento. Infatti, oltre al braccialetto/cavigliera indossato dalla persona sottoposta alla misura e a un dispositivo portatile per la vittima, viene messo in campo anche un centro elettronico di monitoraggio che riceve tutti i segnali, compresi quelli degli allarmi di batteria scarica e le notifiche riguardanti gli allontanamenti o avvicinamenti non autorizzati e quelli di rimozione del dispositivo.
Al fine di garantire continuità operativa, viene anche utilizzata una rete di server ridondanti che entra in campo nel caso di malfunzionamento del primo sito del centro elettronico di monitoraggio.
Ultima, ma non per importanza, è l’integrazione con le forze dell’ordine, che ricevono gli alert per intervenire.
Braccialetti elettronici antistalking: strumento utile, ma non infallibile
Molti dei casi più gravi che hanno fatto notizia negli ultimi anni hanno portato alla credenza errata che “il braccialetto non ha funzionato”.
Il caso di Roua Nabi, uccisa dall’ex compagno nonostante l’attivazione di un braccialetto elettronico antistalking, riapre il dibattito sull’efficacia e sui limiti di questo strumento tecnologico. Un dispositivo pensato per salvare vite, ma che – come ha sottolineato il pubblico ministero durante un’udienza – funziona solo se viene utilizzato correttamente da tutte le persone coinvolte.
«I braccialetti sono come i cellulari: vanno ricaricati», ha spiegato il pm, sottolineando come né l’imputato né la vittima avessero caricato i dispositivi elettronici nel giorno del delitto.
Eppure, se il braccialetto della donna fosse stato attivo, «sarebbe scattato l’allarme e lui sarebbe andato in carcere».
Un’ipotesi che lascia spazio al dubbio e alla frustrazione: «Possiamo pensare che, se il braccialetto fosse stato carico, Roua Nabi oggi sarebbe viva. Forse».
Le parole del magistrato mettono a nudo una delle fragilità più delicate del sistema: l’affidamento di una parte della tutela alla collaborazione attiva della vittima, che – come in questo caso – può trovarsi a scegliere tra la sicurezza e altre esigenze personali o familiari.
«Roua voleva che i figli vedessero il padre. Lo ha fatto per loro. Ha scelto di incontrarlo, e ha pagato con la vita», ha detto il pm.
Ma la tecnologia non è esente da responsabilità. Secondo l’avvocata Stefania Agagliate, legale della madre della vittima, gli allarmi c’erano, ma non sono stati presi sul serio. I report dei dispositivi segnalavano decine di alert nei giorni precedenti, compresi quattro allarmi il giorno stesso dell’omicidio, due dei quali poche ore prima del delitto.
Il caso solleva interrogativi cruciali sull’intero sistema di gestione dei braccialetti antistalking. Non basta dotare vittima e autore di reato di un dispositivo: occorre garantire che questi vengano monitorati in tempo reale, che le segnalazioni vengano valutate con prontezza, e soprattutto che le persone coinvolte siano informate, supportate e responsabilizzate nel loro utilizzo.
In definitiva, il braccialetto elettronico resta uno strumento potente, ma non risolutivo da solo. Funziona solo se è parte di un sistema integrato di protezione, vigilanza e intervento tempestivo. E, come ha ricordato il magistrato, non si può affidare alla sola tecnologia il peso della tutela della vita umana.
Tutto ciò dimostra che, anche con strumenti tecnologicamente avanzati, è essenziale avere processi organizzativi ben rodati, operatori formati, presa in carico rapida delle segnalazioni e la giusta consapevolezza di utilizzo.
I massimi esperti del settore tendono a sottolineare che i dispositivi spesso funzionano correttamente, ma il problema sembra essere la risposta umana alle segnalazioni.
È fondamentale capire che il braccialetto elettronico non è la soluzione definitiva. Non può impedire fisicamente a una persona di avvicinarsi, non può leggere le intenzioni e non sostituisce la responsabilità delle istituzioni.
È, però, un importante strumento di prevenzione, che funziona bene quando è inserito in un sistema più ampio, fatto di giustizia che agisce rapidamente, operatori formati e presenti, tecnologia ben progettata e collaborazione tra forze dell’ordine, tecnici e cittadini.
Dunque, quando qualcosa non funziona, non è sufficiente puntare il dito contro la tecnologia: è fondamentale analizzare l’intero sistema — dalle persone coinvolte ai protocolli operativi — e intervenire dove il processo presenta delle criticità.
Leggi il contributo di sara Cinquegranelli nella versione estesa.
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Riferimenti
Interoperable Europe (Commissione Europea),
VioGén 5.0 – Discovering Spain’s risk assessment system for gender-based violence,
Public Sector Tech Watch, 29 gennaio 2024.
Disponibile su: https://interoperable-europe.ec.europa.eu/collection/public-sector-tech-watch/viogen-50-discovering-spains-risk-assessment-system-gender-based-violence
La Vanguardia,
Nou sistema de protecció policial per frenar els assassinats per violència masclista,
16 gennaio 2025.
Disponibile su: https://www.lavanguardia.com/encatala/20250116/10288056/nou-sistema-proteccio-policial-per-frenar-els-assassinats-per-violencia-masclista.html
Sistema Penale (Università di Bologna),
Delitto di femminicidio: il testo del disegno di legge,
febbraio 2025.
Disponibile su: https://www.sistemapenale.it/it/notizie/delitto-di-femminicidio-il-testo-del-disegno-di-legge
State of Mind – Il Giornale delle Scienze Psicologiche,
Intelligenza artificiale e violenza domestica: come l’AI può prevenire le aggressioni,
3 febbraio 2025.
Disponibile su: https://www.stateofmind.it/2025/02/violenza-domestica-intelligenza-artificiale/