Lo stalking è un comportamento dannoso e spesso devastante che si manifesta in varie forme. Una delle sue declinazioni più insidiose è lo stalking by proxy, definito come l’uso di terze parti da parte dello stalker per infliggere danno, intimidazione o molestie alla vittima, spesso in modo indiretto e difficile da rilevare. Questo fenomeno, sempre più diffuso nell’era digitale, coinvolge terze parti che agiscono, consapevolmente o inconsapevolmente, come strumenti dello stalker per intimidire, molestare o danneggiare la vittima. Nel 2025, con l’incremento dell’uso dei social media e la crescente complessità delle reti sociali, questa forma di abuso merita un’attenzione approfondita per comprendere le sue dinamiche e identificare strategie di contrasto.
Definizione e caratteristiche del fenomeno
Lo stalking by proxy si verifica quando uno stalker manipola o coinvolge altre persone per perpetrare molestie verso una vittima. Le persone coinvolte possono essere familiari, amici, colleghi o persino estranei reclutati tramite internet. Ad esempio, uno stalker potrebbe convincere un amico della vittima a condividere informazioni private o manipolare membri di un gruppo online per inviare messaggi intimidatori, creando una rete di molestie indirette ma concertate. Questo comportamento rende lo stalking più difficile da rilevare e combattere, poiché frammenta la responsabilità tra più individui.
Un esempio emblematico è il caso di un individuo che, attraverso gruppi online o forum, diffonde informazioni false sulla vittima, istigando gli altri utenti a inviare messaggi intimidatori o offensivi. L’anonimato offerto dalla rete spesso facilita questo tipo di manipolazione, creando un esercito inconsapevole di aggressori.
Il ruolo della tecnologia nello stalking by proxy
Nell’era digitale, piattaforme come Facebook, Instagram e Reddit fungono da amplificatori di questo fenomeno. Lo stalker può creare campagne di disinformazione, utilizzare account falsi o hackerare dispositivi per coinvolgere indirettamente altre persone nelle molestie. Algoritmi che favoriscono la viralità dei contenuti peggiorano ulteriormente la situazione, poiché le informazioni false o offensive possono raggiungere un pubblico vasto in tempi brevissimi.
Ad esempio, nel caso di una giovane attivista che aveva espresso opinioni controverse sui cambiamenti climatici, lo stalker ha pubblicato il suo numero di telefono in un gruppo online, suggerendo agli utenti di contattarla con commenti “ironici”. Questo è un caso ipotetico che illustra dinamiche ricorrenti in situazioni di stalking by proxy. Nel giro di poche ore, la vittima ha ricevuto centinaia di messaggi minacciosi da persone completamente estranee, trasformando la sua vita in un incubo.
Impatto psicologico e sociale
Lo stalking by proxy ha un impatto devastante sulla salute mentale delle vittime. Studi accademici, come quelli di Citron (2014) e Sheridan & Grant (2007), evidenziano che le vittime spesso sviluppano disturbi da stress post-traumatico (PTSD), ansia cronica e depressione a causa della natura persistente e imprevedibile di questa forma di abuso. L’isolamento sociale, la paura costante e l’incapacità di identificare chiaramente un singolo responsabile amplificano lo stress psicologico. Molte vittime sviluppano disturbi da stress post-traumatico (PTSD), ansia cronica e depressione. Secondo studi come quelli di Citron (2014) e Sheridan & Grant (2007), questi effetti derivano dalla natura persistente e dall’imprevedibilità delle molestie, che intensificano il senso di vulnerabilità della vittima. Inoltre, l’impatto si estende spesso alla rete sociale della vittima, coinvolgendo familiari e amici che possono anch’essi diventare bersagli indiretti.
Dal punto di vista sociale, questo fenomeno evidenzia la fragilità delle comunità online, dove l’anonimato e la mancanza di responsabilità individuale facilitano comportamenti tossici. Ad esempio, piattaforme come Twitter e Reddit sono spesso teatro di campagne di odio collettivo, amplificate dall’anonimato degli utenti e da algoritmi che promuovono contenuti polarizzanti. Studi come quelli di Citron (2014) analizzano come queste dinamiche non solo aumentino la visibilità delle molestie, ma incoraggino anche una mentalità di gruppo che rende più difficile per le vittime difendersi. Le piattaforme digitali hanno ancora molto da fare per sviluppare meccanismi che proteggano efficacemente le vittime e limitino la diffusione di campagne di odio.
Aspetti legali e giuridici
Attualmente, affrontare lo stalking by proxy dal punto di vista legale rappresenta una sfida significativa. Molte giurisdizioni, incluse quelle europee, non hanno ancora normative specifiche che riconoscano esplicitamente questa forma di abuso. Tuttavia, in paesi come il Regno Unito, il Protection from Harassment Act del 1997 offre un quadro giuridico che consente di perseguire comportamenti simili, anche quando coinvolgono terze parti. Questo esempio dimostra come una legislazione ben strutturata possa fornire strumenti più efficaci per affrontare il fenomeno. Tuttavia, esistono strumenti giuridici che possono essere utilizzati in modo adattivo, come le leggi contro il cyber stalking e le molestie.
Un esempio rilevante è la legislazione italiana, che con l’articolo 612-bis del Codice Penale punisce lo stalking. Tuttavia, questa normativa, pur rappresentando un importante strumento, non è del tutto adeguata per affrontare i casi complessi di stalking by proxy che coinvolgono terze parti o dinamiche digitali. Sarebbe auspicabile l’introduzione di un articolo specifico che istituisca il reato di cyberstalking come fattispecie autonoma, con particolare attenzione alle molestie che si sviluppano attraverso piattaforme digitali. Tale normativa potrebbe includere disposizioni che responsabilizzino le piattaforme tecnologiche, obbligandole a rimuovere tempestivamente contenuti lesivi su segnalazione verificata e a implementare misure preventive per limitare la diffusione di campagne di odio o molestie.
Strategie di difesa e prevenzione
Lo stalking by proxy è un fenomeno complesso che richiede un approccio multidimensionale per essere efficacemente contrastato. La natura frammentata delle responsabilità, la difficoltà nel tracciare i colpevoli e l’impatto amplificato dalle tecnologie digitali rendono necessario un intervento coordinato che coinvolga educazione, tecnologie, supporto legale e psicologico. Per contrastare lo stalking by proxy, è essenziale adottare un approccio multidimensionale basato su:
- Educazione digitale. Sensibilizzare gli utenti sui rischi di essere manipolati da stalker per evitare di diventare inconsapevoli complici.
- Tecnologie di protezione. Strumenti come filtri antispam, blocchi e report su piattaforme digitali devono essere usati attivamente per limitare l’accesso degli aggressori.
- Supporto legale. Le vittime dovrebbero raccogliere prove digitali (screenshot, registrazioni) e rivolgersi a esperti legali e informatici per presentare denunce efficaci.
- Intervento psicologico. Programmi di supporto per le vittime possono ridurre l’impatto psicologico e aiutare nella ricostruzione della fiducia.
Conclusioni
Lo stalking by proxy rappresenta una delle forme più subdole e complesse di abuso, amplificata dalla natura iperconnessa della società contemporanea. Nel 2025, è essenziale che legislatori, piattaforme digitali e comunità lavorino insieme per riconoscere, prevenire e combattere questo fenomeno. Progetti come Donne con lo Scudo sono cruciali per promuovere consapevolezza e offrire strumenti concreti di difesa. Attraverso campagne educative, risorse pratiche come guide su come raccogliere prove digitali e workshop dedicati alla sicurezza online, il progetto supporta le vittime nel riconoscere i segnali di stalking by proxy e nell’adottare misure efficaci per proteggersi. Solo attraverso un’azione collettiva possiamo garantire che le vittime non siano più sole di fronte a questa minaccia invisibile.