di F.B.
Dopo un mese segnato dall’analisi di deepfake narrativi, AI companion, cyberbullismo sintetico, voice cloning, stalking algoritmico e sextortion automatizzata, emerge con chiarezza una conclusione strutturale: la violenza digitale AI-driven non può essere affrontata esclusivamente a livello individuale. Nel febbraio 2026 la questione centrale è la governance dell’intelligenza artificiale.
Le tecnologie generative e predittive non sono strumenti neutrali. Sono infrastrutture cognitive che modellano visibilità, reputazione, interazione e accesso. Quando tali infrastrutture non includono salvaguardie robuste, amplificano vulnerabilità esistenti. Donne, minori e anziani risultano colpiti in modo sproporzionato non per fragilità intrinseca, ma per asimmetrie strutturali.
L’AI governance nel 2026 si articola su tre livelli. Il primo riguarda la classificazione del rischio. I sistemi che interagiscono con minori, generano contenuti sintetici o influenzano decisioni reputazionali devono essere considerati ad alto impatto. Il secondo livello riguarda la trasparenza. Gli utenti devono poter comprendere quando interagiscono con contenuti generati artificialmente e quali dati vengono utilizzati. Il terzo livello riguarda la responsabilità. Le piattaforme non possono limitarsi a reagire ex post; devono integrare audit algoritmici preventivi.
La tutela delle vulnerabilità richiede inoltre una ridefinizione del concetto di sicurezza. Non è sufficiente proteggere l’infrastruttura tecnica; occorre proteggere l’infrastruttura relazionale. Questo implica progettare sistemi che minimizzino l’amplificazione dell’umiliazione, limitino la replicabilità del ricatto sintetico e riducano l’esposizione involontaria.
Nel febbraio 2026 l’implementazione dell’AI Act europeo rappresenta un passaggio cruciale, ma non definitivo. La normativa offre un quadro di riferimento, ma l’efficacia dipenderà dall’applicazione concreta, dall’indipendenza degli audit e dalla cooperazione internazionale.
La sicurezza digitale è ormai una questione di diritti fondamentali. Libertà di espressione, dignità, partecipazione democratica e salute mentale sono intrecciate con l’architettura algoritmica. Affrontare la violenza AI-driven significa quindi ripensare il rapporto tra tecnologia e responsabilità collettiva.
Il mese di febbraio 2026 mostra che la violenza digitale non è una deviazione, ma una possibilità sistemica dell’ecosistema attuale. La governance dell’AI non è un’opzione etica, ma una necessità democratica.
Fonti
European Commission. AI Act Implementation Report 2025–2026.
Council of Europe. Artificial Intelligence and Human Rights Report 2025.
OECD. AI Policy Observatory Annual Report 2025.
European Data Protection Board. AI and Fundamental Rights Guidelines 2025.
UN Women. Technology-Facilitated Violence Against Women Update 2025.