di Federica Bertoni
La violenza digitale di genere ha conosciuto, negli ultimi due anni, una trasformazione strutturale che impone oggi un cambio di paradigma analitico. Se fino a poco tempo fa i deepfake sessuali potevano essere considerati un fenomeno emergente, circoscritto a contesti di vendetta personale o molestie mirate, alla fine del 2025 essi si configurano come una minaccia sistemica, destinata ad amplificarsi ulteriormente nel corso del 2026. Non si tratta più soltanto di immagini o video falsificati, ma di strumenti di controllo, intimidazione e distruzione dell’identità digitale e sociale delle vittime.
Guardare al 2026 significa quindi adottare un approccio predittivo, capace di cogliere le intersezioni tra evoluzione tecnologica, dinamiche criminali e impatti psicologici e giuridici, prima che il danno si manifesti in modo irreversibile.
L’evoluzione tecnologica come moltiplicatore della violenza
Alla fine del 2025 le tecnologie generative hanno raggiunto un livello di maturità tale da rendere la creazione di deepfake sessuali estremamente accessibile. Nel 2026 questa accessibilità non farà che aumentare, grazie a modelli sempre più efficienti, capaci di operare con dataset minimi e di riprodurre con precisione non solo i tratti somatici, ma anche micro-espressioni, posture corporee e componenti vocali. Questo significa che la soglia di “credibilità” del falso sarà sempre più difficile da individuare, soprattutto per osservatori non specializzati.
La conseguenza diretta è che la violenza non si limiterà più all’atto di creazione del contenuto, ma si estenderà nel tempo, assumendo una dimensione persistente. Il deepfake diventa così una presenza latente, pronta a riemergere ciclicamente, alimentata da piattaforme, canali cifrati e reti di diffusione automatizzata.
Nuove forme di coercizione e controllo
Nel 2026 il deepfake sessuale tenderà a integrarsi sempre più in dinamiche di coercizione continuativa. Non sarà utilizzato solo per ricatti economici, ma come strumento di controllo psicologico all’interno di relazioni abusive, di ambienti lavorativi ostili o di campagne di delegittimazione pubblica. Le vittime non saranno più soltanto figure pubbliche, ma anche professioniste, attiviste, studentesse e donne comuni, colpite proprio in virtù della loro esposizione digitale quotidiana.
La violenza si sposterà dal singolo evento traumatico a un processo di erosione progressiva dell’identità, in cui la minaccia della diffusione diventa più potente della diffusione stessa. In questo scenario, il confine tra violenza sessuale, cyberstalking e manipolazione psicologica tende a dissolversi.
Impatto psicologico e sociale nel medio termine
Uno degli aspetti più critici degli scenari 2026 riguarda l’impatto psicologico a lungo termine sulle vittime. L’esperienza della falsificazione sessuale produce una frattura profonda nel rapporto tra individuo e spazio digitale. La vittima non perde solo il controllo della propria immagine, ma anche la fiducia nei meccanismi di tutela, nella propria reputazione e, spesso, nella possibilità di continuare a esistere pubblicamente online.
Questo porta a fenomeni di auto-censura, ritiro sociale e rinuncia a opportunità professionali e relazionali. Il danno non è più solo reputazionale, ma esistenziale, perché colpisce la capacità stessa della persona di esercitare la propria agency digitale.
Le sfide forensi del 2026
Dal punto di vista della digital forensics, il 2026 segna un punto di svolta. La tradizionale distinzione tra contenuto autentico e contenuto manipolato diventa sempre più sfumata. Dimostrare la falsità di un deepfake non sarà sufficiente; sarà necessario ricostruire il contesto di creazione, diffusione e utilizzo del contenuto, integrando analisi tecniche, temporali e comportamentali.
Emergerà con forza il problema della cosiddetta “prova negativa”, ovvero la difficoltà di dimostrare che un evento non è mai avvenuto. Questo richiederà nuovi standard probatori e una collaborazione più stretta tra esperti tecnici, giuristi e psicologi.
Prevenzione e resilienza digitale
Affrontare i rischi del 2026 significa investire oggi in prevenzione culturale e strutturale. È necessario promuovere una cultura della presunzione di manipolazione, spostando l’onere della prova lontano dalla vittima. Parallelamente, diventa fondamentale sviluppare protocolli integrati che uniscano tutela legale, supporto psicologico e competenze forensi avanzate.
Fonti:
ENISA
Europol
UN Women
IEEE