di Enrica Landi
La violenza di genere può essere incontrata anche online, all’interno degli ambienti digitali, mediante l’uso della tecnologia; la cyberviolenza contro donne e ragazze costituisce una minaccia concreta, reale e quotidiana. Per certi aspetti, purtroppo, ancora silenziosa.
Gli ambienti online possono rappresentare spazi di crescita e di sviluppo delle proprie competenze e del proprio senso di autoefficacia, ma possono trasformarsi in contesti nei quali viene agita una violenza simile a quella offline. Questo perché le condotte mediate dalla tecnologia subiscono il condizionamento dei modelli culturali e degli stereotipi di genere che sono alla base della violenza tout court e che sono normalizzati tanto da essere difficilmente riconosciuti.
Gli spazi digitali non sono neutri rispetto al genere.
E il fenomeno è ancora largamente sottostimato e in ombra.
Differenti studi e ricerche indicano che donne e ragazze sono fortemente esposte alla violenza digitale ed informatica.
L’UNESCO dichiara che il 73% delle donne ha subito una forma di violenza online; il rapporto evidenzia che quest’ultime vengono prese di mira solo per il fatto di essere giovani e di sesso femminile.
L’organizzazione umanitaria Plan International, all’interno di un’indagine condotta nel 2020, ha rilevato che metà di un campione di 14.000 donne ha subito più molestie online che per strada.
Online i confini tra il Sé e l’Altro da Sé rischiano di confondersi, così come il tema della privacy e del consenso diventano difficili da riconoscere ed esercitare. Soprattutto da rispettare.
Ciò che accade online viene minimizzato – complici certi bias cognitivi sul genere – contribuendo a rafforzare la tolleranza sociale rispetto alla violenza di genere indipendentemente dal contesto in cui questa si sviluppa.
Si va così a confermare, anche in ambito digitale, la necessità e urgenza di azioni efficaci di prevenzione e tutela.
Si rende necessario uno sforzo condiviso da parte delle istituzioni, della società civile, dei media per la creazione di ambienti digitali protetti, che contrastino gli stereotipi all’origine delle discriminazioni, nonché per offrire una tutela per chi subisce tali violenze.
Si rende necessario educare, soprattutto i giovani, alla comprensione che certe condotte non sono una leggerezza, ma una grave violazione di libertà soggettive, promuovendo una cultura digitale fondata sul rispetto e sulla responsabilità.
La prevenzione di ogni forma di violenza di genere non può esimersi dall’attivare una riflessione sul ruolo che il mondo digitale va a ricoprire nella costruzione narrativa e culturale della violenza e di nuovi profili di abuso.
Riflessione che deve poi tradursi in un impegno collettivo e strutturato per trasformare “la consapevolezza in azione”.