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Sharenting, identità digitale e danno permanente: rischi invisibili per i minori

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di F.B.

Lo sharenting, ovvero la condivisione sistematica di contenuti riguardanti i figli da parte dei genitori, è un fenomeno spesso percepito come innocuo. Tuttavia, alla fine del 2025, la crescente consapevolezza dei rischi legati all’identità digitale dei minori impone una riflessione più profonda. Nel 2026, le immagini e i dati condivisi oggi potrebbero diventare strumenti di abuso, profilazione o manipolazione.

Costruzione dell’identità digitale senza consenso

I minori non hanno la possibilità di scegliere come e quando costruire la propria identità digitale. Foto, video e informazioni personali vengono spesso condivisi senza una reale valutazione delle conseguenze future. Questo crea un’impronta digitale permanente, che può essere sfruttata da terzi per fini illeciti o dannosi.

Profili di rischio emergenti

Nel contesto attuale, i contenuti di sharenting possono essere utilizzati per la creazione di deepfake, per attività di grooming o per campagne di derisione e bullismo. Il rischio non è immediato, ma latente, e aumenta con il tempo e con l’evoluzione delle tecnologie di analisi e generazione dei contenuti.

Aspetti legali e forensi

Dal punto di vista giuridico, lo sharenting solleva questioni complesse legate alla tutela della privacy e al diritto all’oblio. La digital forensics può contribuire a ricostruire l’origine e la diffusione dei contenuti, ma la prevenzione rimane lo strumento più efficace.

Verso una responsabilità condivisa

Nel 2026 sarà sempre più necessario promuovere una responsabilità digitale condivisa, che coinvolga genitori, educatori e piattaforme. Proteggere l’identità digitale dei minori significa riconoscere che ogni contenuto condiviso oggi può avere conseguenze imprevedibili domani.

Fonti:
Garante per la protezione dei dati personali
European Data Protection Board
OECD

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