Nota introduttiva e riflessioni attualizzate al contesto digitale
di Federica Bertoni
Il film Attrazione Fatale (1987) rappresenta uno dei ritratti più intensi e disturbanti delle dinamiche persecutorie generate dal rifiuto emotivo. A distanza di quasi quarant’anni, le stesse dinamiche, pur nella loro radice psicologica immutata, si esprimerebbero oggi attraverso strumenti digitali ben più insidiosi e difficili da contrastare. Prima di ripercorrere il film, attraverso l’ottima analisi di Enrica Landi, desideriamo offriamo una breve riflessione su come, nell’era dell’iperconnessione e dei social media, i comportamenti di stalking potrebbero evolversi e amplificarsi in modo invisibile ma devastante.
Se la trama di Attrazione Fatale si svolgesse oggi, nell’anno 2025, l’evoluzione tecnologica e la pervasività della rete avrebbero reso le condotte di Alex ancora più pericolose, pervasive e difficili da intercettare. La protagonista non si limiterebbe più a telefonate ossessive o incursioni fisiche, ma utilizzerebbe il controllo costante tramite social media come Instagram, Facebook o TikTok, la creazione di profili falsi, i messaggi minatori via WhatsApp o Telegram e l’invio di audio e video deepfake per minacciare o ricattare. Lo stalkerware, facilmente installabile su smartphone, permetterebbe alla persecutrice di monitorare ogni spostamento, ogni comunicazione, ogni frammento della vita privata della vittima. Sarebbe persino possibile immaginare l’uso occulto di dispositivi di tracciamento Bluetooth come gli AirTag nascosti tra gli effetti personali di Dan, oppure l’accesso abusivo al suo cloud per reperire dati sensibili, immagini private o informazioni da sfruttare psicologicamente. In un contesto iperconnesso, il controllo digitale si affiancherebbe, e in molti casi si sostituirebbe, alla persecuzione fisica, rendendo la vittima costantemente vulnerabile anche nel proprio spazio digitale. Il bisogno patologico di Alex di non essere abbandonata troverebbe strumenti infiniti di invasione, rendendo necessario un approccio di tutela integrato, capace di proteggere simultaneamente la dimensione fisica, psicologica e cibernetica della persona.
ANALISI DEL FILM – di Enrica Landi
Con ATTRAZIONE FATALE ci troviamo di fronte ad uno dei film più iconici della fine degli anni 80; film che, grazie alla magistrale interpretazione dei due attori e ad una sceneggiatura che rimanda a tematiche noir legate al thriller psicologico, occupa il secondo posto al box office sia in Italia che negli Stati Uniti.
Glenn Close, che per il ruolo interpretato otterrà una candidatura agli Oscar, stalker di Dan, al secolo Michael Douglas, è considerata una delle “cattive” più inquietanti e credibili del grande schermo, andando ad occupare il settimo posto nella classifica dei personaggi più cattivi nella storia del cinema.
Breve scheda tecnica del film
Pellicola datata 1987, diretta da Adrian Lyne (il quale sarà poi regista di un altro film cult, “Proposta indecente”) è il riadattamento di un cortometraggio del 1980 scritto da James Dearden che ne è lo sceneggiatore. Nota di interesse: l’epilogo della pellicola è stato revisionato e riscritto, con tanto di riprese aggiuntive volute dalla produzione, in base alla reazione di chi aveva assistito alle anteprime, preferendo puntare su un’escalation ad effetto piuttosto che sulla psicologia della stalker. Ed è così che Alex viene uccisa anziché suicidarsi, come prevedeva una prima versione.
Dan è un brillante avvocato newyorkese, ha una bella casa e una bella famiglia composta dalla moglie e dalla figlioletta di 6 anni. Viene rappresentato come un padre affettuoso e un marito che ama ed è amato.
Durante il lavoro conosce Alex, una brillante ed avvenente dirigente editoriale. I due, fortemente attratti l’uno dall’altro, trascorrono la notte insieme e poi, su proposta della donna, anche il giorno successivo.
Da queste sequenze emerge la diversa significazione che i due protagonisti attribuiscono al breve tempo trascorso insieme: per lui si è trattato solo di un’avventura, da parte di lei c’è un coinvolgimento emotivo.
Quando, al termine dei due giorni trascorsi insieme, Dan fa per andarsene, Alex mette in atto un gesto autosoppressivo, tentando di tagliarsi le vene con un grosso coltello da cucina. L’uomo la blocca, la medica, ma decide comunque di andarsene, rassicurato dalle parole di lei.
Ed è a questo punto che Alex comincia con le comunicazioni intrusive nei confronti di Dan, telefonandogli continuamente sia a casa che in ufficio, alle ore più disparate.
La donna inventa di essere incinta come ulteriore tentativo di ri-avvicinare a sé l’uomo e di esercitare su di lui controllo e potere.
La donna, alla proposta di lui di abortire, perde completamente il controllo di sé: riesce ad ottenere il numero di telefono dell’abitazione di Dan e, con la scusa di essere interessata all’acquisto della loro casa, incontra la moglie dell’uomo che, al suo rientro, la trova lì.
Alex si è trasformata definitivamente in una stalker: invia una registrazione rabbiosa e contenente minacce all’uomo (che andrà alla polizia che lo liquida per una scarsità di prove), gli butta dell’acido sulla macchina, si intrufola nella sua abitazione e uccide il coniglietto domestico della bambina, mettendolo poi all’interno di una pentola.
Piccola nota: il termine bunny boiler trova la sua origine grazie proprio a questa pellicola e sta ad indicare un ex amante particolarmente violento e vendicativo.
A questo punto, Dan in preda all’angoscia e alla paura, confesserà tutto alla moglie che lo allontanerà da casa.
Ma le molestie proseguono, diventando progressivamente più persecutorie. Alex rapisce la piccola Ellen, portandola al luna park e poi di nuovo a casa. La madre, andando in cerca della bambina, ha un incidente automobilistico.
La vittima raggiunge la stalker nella sua abitazione; i due hanno un violento scontro fisico, lui tenta di strangolarla, ma desiste; lei cerca di colpirlo con un coltello, ma viene bloccata. Dan torna alla polizia, che accoglie finalmente la denuncia.
La scena finale si svolge nella stanza da bagno della nuova abitazione dei coniugi Gallagher: Alex si intrufola nuovamente nella casa di Dan, tenta di ferirne la moglie con un coltello, dopo una violenta colluttazione viene quasi affogata da Dan nella vasca da bagno, ma servirà l’intervento di Beth che con un colpo di pistola la uccide.
Se prendiamo in considerazione le condotte assillanti agite dalla protagonista di “Attrazione fatale”, sembra che la stalker risponda esattamente alle caratteristiche possedute dal molestatore insistente che appartiene alla categoria dei “respinti”.
Sembra di trovarsi di fronte al classico caso da manuale.
Alex attiva le sue dinamiche persecutorie in seguito al rifiuto di Dan che non vuole proseguire la relazione.
La donna manifesta un duplice bisogno, che va a rappresentare la spinta motivazionale che sostiene i suoi agiti persecutori e minacciosi: da una parte vi è il desiderio di ri-stabilire la relazione, di perdurare all’interno di una intimità vissuta come ideale e accudente; dall’altra vi è il desiderio di vendicarsi per il rifiuto subito da parte di colui che poi diventerà la vittima dello stalking.
Manifesta atteggiamenti duraturi nel tempo, e le reazioni di angoscia e paura piuttosto che di rabbia espresse dalla vittima non rappresentano un deterrente né conducono all’interruzione delle condotte disadattive.
Sembra che le persecuzioni rappresentino agli occhi della molestatrice il mantenimento di una relazione con un oggetto d’amore, sebbene rifiutante. La perdita totale rappresenta per la donna, e per questa tipologia di stalker, un’angoscia totalizzante e insopportabile; come se l’abbandono portasse con sé il pericolo di una frammentazione di quello che è un sé fragile; come se Alex senza Dan corresse il pericolo di non esistere, di essere annientata dalla sua assenza.
Il rifiuto scatena nella donna angosce di morte insopportabili, che tenta di gestire emotivamente mediante un mantenimento della relazione.
Piccolo inciso: sarebbe stato interessante se la pellicola avesse indagato la vicenda biografica della stalker, andando a rappresentare quelle che potrebbero essere state le sue prime esperienze di relazione e lo stile di attaccamento che la donna avrebbe sviluppato con le sue figure di riferimento.
Possiamo forse rintracciare attraverso il profilo di funzionamento della donna uno stile di attaccamento insicuro. Durante una breve sequenza Alex narra di un padre morto d’infarto, per poi smentirsi poco dopo, mantenendo un sospeso rispetto a questa figura.
Se consideriamo la stalker, possiamo ipotizzare la presenza di un quadro psicopatologico, con la presenza di segni che rimandano a un disturbo di personalità che segnala un alto livello di egocentrismo, insicurezza ed ipersensibilità al rifiuto.
Secondo l’Osservatorio Nazionale sullo Stalking, la percentuale di frequenza di questa tipologia di stalker si aggira intorno al 55 per cento.
Connotando le condotte da un punto di vista fenomenologico troviamo sia comportamenti intrusivi, come ad esempio le telefonate, sia contatti mantenuti mediante comportamenti di controllo diretto, come l’appostarsi nei pressi dell’abitazione di Dan, oppure inscenare una finta gravidanza, come estremo tentativo di far parte definitivamente della vita dell’altro e di esercitare un controllo su di lui.
La stalker mette in atto una condotta suicidaria, che può essere significata come un tentativo di manipolazione messo in atto per ottenere la vicinanza e la relazione con la vittima, che, all’interno di questo disegno, dovrebbe esperire sensi di colpa.
Nel film vi è un’escalation dell’intensità del comportamento persecutorio, data dal passaggio dalle minacce ad agiti di vera e propria violenza sia contro cose che persone, come il rapimento della bambina. Vi sono anche due violazioni di domicilio.
La recrudescenza del comportamento di stalking è correlato positivamente all’aumento dei livelli di rabbia e impulsività esperiti dalla stalker conseguenti a un’incapacità di gestire emotivamente i successivi rifiuti.
Vi è un passaggio all’atto come momento catartico ed espulsivo delle emozioni negative; tale passaggio all’atto, a livello immaginifico, distrugge l’altro proteggendo il sé dello stalker.
In questo film, oltre alla vittima primaria, incontriamo vittime secondarie, come la figlia di Dan e anche l’animale domestico della bambina.
Le relazioni familiari di Dan sono messe a dura prova; in “Attrazione fatale” vi è una breve separazione dei due coniugi, separazione legata al fatto che il marito-vittima non ha condiviso con la partner la problematica delle molestie.
Incontriamo una vittima che solo dopo che la situazione si è ormai esacerbata chiede aiuto e si confida con i familiari.

