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Cinema e stalking. Realtà o finzione? (di Enrica Landi)

di Enrica Landi

Il primo film che andremo ad analizzare è una pellicola americana del 2009: Obsessed – Attrazione Fatale per la regia di Steve Shill, con una giovane Beyoncé come coprotagonista femminile.

Fonte: immagini tratte dal repository foto del film reperibili su https://www.imdb.com/title/tt1198138/mediaindex/

Sinossi

L’incipit del film ci presenta quella che sembra una famiglia perfetta: una giovane coppia di coniugi con un bambino piccolo. Belli e innamorati.
Il marito Derek è un affermato professionista, la moglie Sharon si dedica al bambino.
Lei comprensiva e combattiva, lui devoto e fedele.
L’equilibrio viene perturbato dall’arrivo nel luogo di lavoro dell’uomo di una nuova segretaria, giovane ed avvenente, sicura di sé ed efficiente.
La donna, fin da subito, inizia a giocare una seduzione leggera, fatta di sguardi e movenze seduttive; col tempo mette in atto modalità controllanti, ascoltando di nascosto le telefonate dell’uomo e selezionando le chiamate in ingresso.
Il suo comportamento si fa invadente con espliciti approcci sessuali che vengono respinti.
Si susseguono agiti molesti e assillanti con l’invio di mail e messaggi.
Le condotte diventano man mano più invadenti.
L’uomo reagisce con sempre maggiore veemenza e agitazione alla presenza assillante e persecutoria della donna nella sua vita; mette in atto vari tentativi per bloccarla, prima con reazioni più contenute, poi man mano con atteggiamenti più forti, anche se mai agiti.
“Mi hai frainteso”, “Sono stato solo gentile” sono le parole dell’uomo.
La stalker tenta di rapire il figlio della coppia, intrufolandosi nella loro casa.
L’epilogo vede le due donne protagoniste della pellicola impegnate in un combattimento corpo a corpo che termina con la morte della stalker, precipitata dal piano superiore della casa.

Analisi psicologica del film

La stalker rappresentata nella pellicola sembra mostrare i segni di un persistente disturbo delirante di carattere erotomanico.
La molestatrice costruisce narrazioni di natura amorosa sulla vittima non corrispondenti alla realtà, vivendo e agendo nella convinzione delirante che quest’ultima ricambi il suo amore e mostrando una ridotta capacità nel significare e nel decodificare il vissuto interiore dell’altro.
La molestatrice assillante raccoglie informazioni sulla vittima e sui suoi spostamenti, aiutata da un terzo e mettendo in atto uno stalking “per procura”, mediante il quale manipola l’ambiente per ottenere informazioni utili per avvicinare la vittima.
Poi insegue, fa la posta, tende agguati.
Agisce comportamenti di controllo diretti, insistenti, intrusivi e reiterati, che progressivamente diventano più violenti.
Nel film ci troviamo di fronte a condotte assillanti ripetute e in assenza di un consenso da parte della vittima, che si percepisce in pericolo, esperisce un senso di violazione e di perdita di controllo sulla realtà.
Nella pellicola incontriamo quelle che vengono definite “vittime secondarie”, ovvero soggetti vicini alla vittima primaria che diventano bersaglio della rabbia e dell’aggressività della molestatrice.
Ciò che sembra degno di nota, e che ritornerà come una costante anche in altri film, è che la vittima non condivide con la moglie, né con altri, le sue preoccupazioni, le sue ansie rispetto ad una vicenda che stava evolvendosi in maniera pericolosa, assumendo contorni di forte stress psicologico.

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