Difendersi dagli attacchi doxing

Che cos’è il doxing?

Con il termine doxing o doxxing (da docs e da dropping dox) ci si riferisce alla pratica di ricercare on line, a più livelli e attraverso una molteplicità di fonti, le informazioni personali e sensibili di un utente, attuali o passate, per pubblicarle e condividerle in Rete, allo scopo di esporlo alla gogna mediatica del Web, screditarlo (si parla in tal senso di on line shaming) e creare i presupposti per scatenare attacchi molesti contro la sua persona, da parte di terzi. Le informazioni collezionate e divulgate dal doxer sono, solitamente, l’indirizzo di casa, il numero di telefono, il luogo di lavoro, alcune immagini che lo ritraggono, i dettagli bancari e, non di rado, anche le informazioni sui suoi famigliari.

Chi dossa lo fa spinto, per lo più, da motivi di vendetta nei confronti della propria vittima.

Tuttavia si possono verificare anche episodi di doxxing accidentali, dovuti a scambi di persona. Si pensi, ad esempio, al caso in cui l’esecutore materiale di un efferato delitto fosse identificato con la persona sbagliata.

Minacciare, agire a fini estorsivi, intimidire e soprattutto rovinare la reputazione della vittima sono le condotte che, nel concreto, attraverso il doxxing vanno configurandosi, senza considerare che una simile esposizione mediatica mette seriamente a repentaglio l’incolumità fisica della vittima e il suo equilibrio psicologico, al di là della questione privacy.

Il fenomeno del doxing, benché possa riguardare ormai tutti indistintamente, colpisce in particolar modo le donne ed è una forma di violenza on line connaturata ai casi di revenge porn, cyberstalking e cyberbullying.

Alcuni modi per proteggersi dal doxing.

  1. Dotarsi di VPN, cioè di reti private virtuali, sui propri device.
  2. Googlarsi fa bene. Controllare che tipo d’informazioni restituisce Google sulla propria persona-utente aumenta la consapevolezza delle possibilità e dei modi attraverso cui si può essere identificati e reperiti in Rete. Attivarsi per eliminare ciò che si può eliminare e controllare i dati che è meglio cancellare è importante.
  3. Può essere interessante e utile appoggiarsi a servizi a pagamento (ne può valere la pena), che garantiscano il monitoraggio e la rimozione dei propri dati personali on line dai siti di brokeraggio d’informazioni.
  4. Verificare sul sito https://haveibeenpwned.com se il proprio account e/o il proprio numero di telefono sono stati oggetto di uno dei tanti data breach occorsi su larga scala negli ultimi anni. Nella sventurata ipotesi in cui la risposta del sito fosse positiva, bisognerà correre ai ripari, reimpostando la password, senza altresì dimenticare di attivare l’autenticazione a due fattori (2FA), la quale rappresenta, se non altro, una misura di sicurezza in più per il proprio account.
  5. Tenere alta l’attenzione sui propri dati, post e commenti condivisi sui social, dalle foto alle note biografiche, dalle funzioni di geotag alla condivisione dell’utenza cellulare, ecc, è tanto fondamentale quanto arduo da mantenere attuato nel tempo, è vero, ma è sempre bene non dimenticarlo e anzi pensare a ciò più spesso, in modo da trasformarla in una sana abitudine digitale.
  6. Anche mantenersi aggiornati sui cambiamenti delle impostazioni privacy dei social a cui siamo iscritti e delle piattaforme che si utilizzano in Internet è un’altra pratica di cyber hygiene da osservare per tutelarsi al meglio. Su Facebook, ad esempio, si può provare a utilizzare la funzione che permette di visualizzare come appaiono i vari contenuti del proprio profilo al pubblico, per regolarsi di conseguenza nel settaggio migliore possibile delle impostazioni privacy.
  7. Adottare infine più nomi utente diversi e di fantasia sui vari siti, sulle piattaforme di gioco e chat che si visitano e che si frequentano è un’altra accortezza da implementare, sempre però in combinazione con un’impostazione corretta dei parametri di sicurezza e privacy disponibili sul sito di riferimento.

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