REVENGE PORN

“[…] Una novità che emerge dalla ricerca è la preoccupazione per il 𝗥𝗲𝘃𝗲𝗻𝗴𝗲 𝗽𝗼𝗿𝗻: quasi 1 ragazzo su 3 afferma di aver visto circolare sui social foto intime sue o degli amici, e la quasi totalità delle ragazze (tra i maschi, l’89%) riconosce che vedere circolare le proprie immagini intime senza aver dato il consenso è una violenza, grave quasi quanto quella fisica”. (https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/2021/02/04/giornata-contro-il-bullismo-nellanno-del-covid-aumentano-le-vittime/?fbclid=IwAR1FIhQ1vd0rekfzVKdLuWpRMKMeDgZa8pKjtE8HEMQGfNLV4d6mQBLAmoA)

Bestia nera, innanzitutto culturale, che fa scempio dei concetti di libertà e consenso, in particolar modo femminili, la pornovendetta va combattuta alla radice, puntando dritti alla sua definitiva estirpazione. Per fare questo servono anche consapevolezza e forza su cosa fare qualora accadesse. La seconda infografica che ho preparato contiene dunque un “how to do”, in 10 punti, sperando sempre, con tutto il cuore, possa risultare chiaro, immediatamente applicabile e servire il più possibile. Incorporo qui due precisazioni:al primo punto, ho evidenziato quanto sia importante, nel momento in cui si fa sexting (comportamento che spesso precede le azioni di revenge porn), palesare con un messaggio che il materiale che si sta per inviare o che si è inviato resti privato e che quindi non è fornito alcun consenso per il suo inoltro, la sua cessione, condivisione, divulgazione, pubblicazione. La precisazione è questa: anche se tale messaggio è inviato attraverso app di messaggistica che forniscono la conferma di lettura, con la colorazione che assume la doppia spunta data dall’avvenuta consegna, attendere che il colore della doppia spunta si verifichi, potrebbe non rivelarsi efficace e sensato ai fini che interessano: la doppia spunta, infatti, potrebbe non colorarsi mai o non più se l’utente destinatario del materiale intimo avesse disabilitato tale impostazione, pur ricevendo e leggendo tutti i messaggi. Per cui è importante eseguire o far eseguire l’acquisizione 𝗳𝗼𝗿𝗲𝗻𝘀𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 dello screenshot dell’invio di tale messaggio, anche se non si ha conferma della lettura dalla colorazione della doppia spunta e/o non si riceve risposta al riguardo, dopo che si sono inviati quelle foto e/o quei video. L’ideale è incorporare eventualmente, in tali casi, anche la conversazione successiva.La seconda precisazione concerne il punto 4 di questa infografica. Il motivo per cui la vittima di revenge porn e/o chi l’aiuta debbono effettuare l’acquisizione forense dello screenshot relativo unicamente al materiale che la riguarda è legato al fatto che salvare, scaricare o anche solo detenere materiale dello stesso tenore ma altrui può diventare fonte di altri problemi, di natura legale, anche qualora si fosse mossi dalle migliori intenzioni per intervenire in aiuto anche di altre persone che si trovassero nella medesima situazione.

About the Author

Staff

Informatico Forense certificata CIFI (Certified Forensic Investigator) col massimo del punteggio 125/125, Federica Bertoni è titolare di Brixia Forensics, uno studio-laboratorio che ha fondato 12 anni fa a Brescia e specializzato in Informatica Forense.
Federica è fra i pionieri della Digital Forensics in Italia ed è stata la prima ad occuparsene nel nostro Paese, in maniera strutturata, professionale ed esclusiva, cioè distinguendola nettamente dalla Sicurezza informatica e non erogandone i relativi servizi in via collaterale e sussidiaria alla cybersecurity.
Laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Brescia, con una tesi in Informatica Giuridica incentrata sugli aspetti di sicurezza informatica e giuridici del binomio “phishing-privacy”, Federica Bertoni è stata Conciliatore presso il Servizio di Conciliazione e Arbitrato della Camera di Commercio di Brescia, in controversie in materia di ICT.
Consulente Tecnico e Perito iscritta ad entrambi gli Albi del Tribunale Ordinario di Brescia, svolge attività di CTP per studi legali e aziende e da circa tre anni a questa parte è stata coinvolta anche in alcune attività di studio e di ricerca, cui vi si dedica con grande passione, collaborando con le Cattedre d’Informatica Giuridica delle Facoltà di Giurisprudenza delle Università degli Studi di Brescia, Pavia e Milano.
È Affiliate Scholar e Fellow Researcher del Centro di Ricerca Information Society Law Center dell'Università degli Studi di Milano diretto dal professor Giovanni Ziccardi.
È membro del Capitolo italiano di IISFA ed è membro del Comitato Scientifico di CLUSIT, l'Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica.
Si occupa di cybercrime dal 2000. È autrice o coautrice di diverse pubblicazioni in materia di Sicurezza Informatica, Diritto dell’Informatica e delle Nuove Tecnologie e Digital Forensics.

Leave a Reply

You may also like these

%d bloggers like this: